L’intelligenza artificiale sta diventando sempre più un punto di riferimento per i giovani americani, non solo come strumento di studio ma anche come fonte di consigli e supporto emotivo. Secondo il rapporto del Pew Research Center, circa l’12% degli adolescenti negli Stati Uniti si fida dei chatbot come ChatGPT, Gemini o Grok per aiutarsi in caso di difficoltà personali.

Anche se la maggior parte utilizza l’IA principalmente per i compiti scolastici (il 57%) o le ricerche di informazioni (il 54%), preoccupa il fatto che un numero crescente lo faccia anche a fini psicologici. Secondo uno studioso del Pew, questi programmi offrono una presenza costante e senza giudizi che può risultare confortante per i giovani.

Non è solo negli Stati Uniti: in Italia la percentuale sale al 41,8% di adolescenti che si rivolgono all’AI quando sono tristi o ansiosi. Il 42,8% chiede consigli su scelte importanti della vita.

Tuttavia, gli esperti mettono in guardia da potenziali rischi: l’utilizzo prolungato di queste tecnologie può ostacolare lo sviluppo di competenze sociali e relazionali. Inoltre, la dipendenza emotiva dal supporto artificiale rappresenta una preoccupazione.

Mentre le nuove generazioni si adattano a questo nuovo contesto digitale, i costruttori di tecnologie sono invitati a mostrare maggiore responsabilità e trasparenza. Il futuro dell’IA nella vita emotiva dei giovani dipenderà dal modo in cui la società sarà capace di guidarli attraverso questa rivoluzione.

L’intelligenza artificiale è ormai un elemento integrante della psicologia giovanile, ma non si sa ancora come influirà nel lungo termine sulle loro vite.

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